RIZOARTROSI · EVIDENZE CLINICHE

Protesi e impianti per l'artrosi del pollice: che cosa mostrano dodici anni di risultati pubblicati

Gli impianti per la base del pollice sono dispositivi utilizzati nella chirurgia della rizoartrosi per interporre un materiale fra le superfici articolari oppure sostituire l’articolazione trapezio-metacarpale. Prima della chirurgia si considerano il trattamento conservativo e la limitazione funzionale che persiste nonostante le cure. Sono state proposte diverse tecniche chirurgiche, ma nessuna ha dimostrato una superiorità generale per tutti i pazienti e per tutti gli esiti.

Il dato principale è che un impianto non garantisce un risultato migliore. In alcune casistiche cambia soprattutto la velocità del recupero; cambiano anche il rischio di instabilità, la necessità di revisione e le possibilità disponibili dopo un eventuale fallimento. La trapeziectomia, che può essere eseguita senza protesi articolare, resta un confronto necessario.

Questa pagina esamina cinque famiglie chirurgiche attraverso i risultati pubblicati dal 2014 al 2026, distinguendo osservazioni favorevoli, complicanze e limiti. I nomi commerciali identificano i dispositivi studiati nelle pubblicazioni citate: i loro risultati non sono intercambiabili e non costituiscono una promessa sul trattamento di un singolo paziente.

Gli impianti per la base del pollice danno risultati migliori delle tecniche semplici?

Non è dimostrata una superiorità generale degli impianti sulla trapeziectomia semplice o con ligamentoplastica: alcuni studi osservano un recupero iniziale più rapido, ma il risultato dipende dalla tecnica, dal paziente e dalla durata del controllo.

Nella rizoartrosi del pollice, migliorare rispetto alla situazione preoperatoria e risultare superiori a un’altra operazione sono due risultati diversi. La nostra serie retrospettiva di 46 pollici, pubblicata nel Journal of Hand Surgery European Volume nel 2020, documentava un miglioramento dopo interposizione con PyroDisk a un controllo medio di 9,5 anni, con intervallo da 97 a 144 mesi; non comprendeva però un gruppo trattato con trapeziectomia per dimostrare una superiorità diretta. Smeraglia e colleghi, 2020, PMID 32106759.

Il confronto fra le due mani degli stessi 26 pazienti, pubblicato dal nostro gruppo nel 2025, ha invece osservato un recupero iniziale più rapido dopo protesi a doppia mobilità rispetto alla trapeziectomia con ricostruzione legamentosa e interposizione tendinea, o LRTI. Il controllo era di 24 mesi e lo studio non era randomizzato: aiuta a discutere il percorso di recupero, senza stabilire quale operazione sia migliore per tutta la vita. Smeraglia e colleghi, 2025, PMID 40731100.

Che cos’è un impianto per l’articolazione trapezio-metacarpale?

L’articolazione trapezio-metacarpale unisce il trapezio alla base del primo metacarpo e contribuisce all’opposizione del pollice. Un impianto di interposizione occupa lo spazio preparato fra le superfici ossee; una protesi articolare comprende invece componenti fissate nel trapezio e nel metacarpo. Non sono lo stesso dispositivo e non richiedono necessariamente la stessa resezione ossea.

Il progetto meccanico cerca di ottenere tre funzioni:

  • mantenere la lunghezza e l’assetto della colonna del pollice;
  • trasmettere il carico fra le superfici senza instabilità o cedimento;
  • conservare un movimento utile durante opposizione e presa.

Queste finalità descrivono il progetto, non un beneficio clinico già garantito. La stabilità dipende anche dall’osso disponibile e dai tessuti che circondano l’articolazione; un controllo radiografico favorevole non sostituisce la valutazione di dolore, funzione e forza. La rizoartrosi è descritta nella pagina dedicata: qui il confronto riguarda ciò che viene rimosso o impiantato e ciò che resta possibile quando il risultato non è soddisfacente.

Quali soluzioni chirurgiche esistono per la base del pollice? Le cinque famiglie

Le cinque famiglie considerate si distinguono per la resezione ossea, la ricostruzione e l’eventuale impianto. L’ordine parte dalle procedure senza protesi articolare e non rappresenta una graduatoria di efficacia. La trapeziectomia semplice rimane il termine di confronto anche quando vengono aggiunte una ricostruzione tendinea o una sospensione.

1. Trapeziectomia con ligamentoplastica e interposizione tendinea

La LRTI associa l’asportazione del trapezio a una ricostruzione con tessuto tendineo. Si cerca di sostenere il primo metacarpo e mantenere una mobilità funzionale; non viene inserita una protesi articolare. Il prelievo tendineo e la ricostruzione comportano però un percorso di protezione e riabilitazione.

Nello studio retrospettivo di Basso e colleghi del 2026, che riporta Francesco Smeraglia come ultimo autore, furono operati 54 pazienti: 33 con LRTI e 21 con sospensione transossea. Soltanto 44 furono valutati dopo almeno due anni. Il DASH, questionario da 0 a 100 in cui valori inferiori indicano minore disabilità, aveva mediana 4 nel gruppo LRTI e 16,5 nel gruppo sospensione; non fu dimostrata una differenza fra i gruppi. Neppure dolore e forza di pinza mostrarono una differenza dimostrata. Non significa che le tecniche siano equivalenti: il campione era piccolo e il confronto non randomizzato. Basso e colleghi, Surgeries, 2026.

2. Trapeziectomia con sospensione transossea

La sospensione transossea sostiene il primo metacarpo mediante una sutura passata attraverso l’osso dopo la trapeziectomia. La tecnica descritta dal nostro gruppo nel 2023 utilizzava Ethibond #2 come alternativa al dispositivo con bottone di sospensione. Il materiale e il montaggio sono differenti: i dati di una soluzione non devono essere attribuiti automaticamente all’altra.

Nella serie iniziale di Carozzo e colleghi, 14 pazienti furono seguiti per due anni, senza complicanze né revisioni riportate durante quel periodo. Questo zero su 14 pazienti non esclude eventi meno frequenti. Il successivo confronto del 2026, con 54 operati e 44 controllati, non ha dimostrato un vantaggio clinico della sospensione sulla LRTI. La tecnica resta un’opzione da valutare in casi selezionati; la sua semplicità non dimostra una maggiore efficacia. Carozzo e colleghi, Techniques in Hand & Upper Extremity Surgery, 2023.

Il costo del materiale è una variabile distinta dal costo dell’intervento e non rappresenta, da solo, un criterio sufficiente di scelta. La valutazione comprende anche durata del percorso, controlli ed eventuale revisione.

3. Impianti di interposizione in pirocarbonio

L’interposizione in pirocarbonio utilizza un dispositivo fra superfici ossee preparate, conservando una parte del trapezio. PyroDisk e Pyrocardan hanno geometrie e modalità di stabilizzazione diverse: appartengono alla stessa famiglia di materiale, ma non alla stessa casistica.

Nei 46 pollici trattati con PyroDisk e seguiti almeno otto anni, tutti i pazienti presentavano una riduzione del DASH; il miglioramento medio pubblicato era di 30 punti. L’assenza di confronto diretto impedisce di attribuire all’impianto un vantaggio rispetto alla trapeziectomia. Nella nostra serie prospettica monocentrica con Pyrocardan furono invece valutati 119 pazienti su 137 operati, con controllo medio di 5,2 anni, intervallo da quattro a nove anni. La sopravvivenza dell’impianto stimata con il metodo Kaplan-Meier era del 95% a sette anni, ma soltanto 25 pazienti avevano raggiunto quel controllo. Smeraglia e colleghi, International Orthopaedics, 2022.

La conservazione ossea lascia aperta una possibile conversione in trapeziectomia. D’altro canto, sublussazione, lussazione e revisione restano parte della decisione: il dato di sopravvivenza non equivale a un pollice privo di dolore.

4. Protesi trapezio-metacarpale a doppia mobilità

La protesi a doppia mobilità sostituisce le superfici articolari con componenti che articolano fra loro. Nel confronto multicentrico del 2025 furono utilizzate Touch, di Kerimedical, e Maïa, del gruppo Lépine. Sono i dispositivi descritti in quella pubblicazione; lo studio non permette di confrontare direttamente i due marchi.

Abbiamo confrontato 26 mani operate con LRTI e 26 mani operate con protesi negli stessi 26 pazienti. A un mese la forza media di pinza pulpare era di 4,0 kg dal lato protesico e 1,75 kg dal lato LRTI; il vantaggio riguardava soprattutto il recupero iniziale. A 24 mesi non erano state osservate complicanze maggiori o minori nelle 52 mani e tutte le 26 protesi risultavano in sede. Tuttavia, due anni su 26 impianti non misurano la durata a dieci o quindici anni. Smeraglia e colleghi, European Journal of Orthopaedic Surgery & Traumatology, 2025.

Il confronto riguardava pazienti selezionati, con rizoartrosi di stadio II o III secondo Eaton-Littler. La qualità del trapezio e l’assenza di artrosi nelle articolazioni vicine erano condizioni importanti per proporre la protesi.

5. Artrodesi trapezio-metacarpale

L’artrodesi mira a ottenere una fusione ossea fra trapezio e primo metacarpo, sacrificando il movimento dell’articolazione trattata. Non è una protesi e non va presentata come alternativa equivalente sul piano meccanico a una procedura che conserva la mobilità.

La nostra serie retrospettiva di 107 artrodesi, pubblicata nel 2015, non rilevò differenze in diversi risultati clinici fra pazienti con consolidazione ossea e pazienti senza consolidazione. Il riscontro radiografico, quindi, non descriveva da solo dolore e funzione. Il riassunto pubblico non riporta il tempo di controllo né un tasso di revisione utilizzabile per un confronto numerico con gli impianti. Smeraglia e colleghi, Journal of Hand Surgery European Volume, 2015.

Questa osservazione non rende innocua ogni mancata consolidazione e non dimostra la superiorità dell’artrodesi. Il suo ruolo richiede una selezione specifica delle esigenze funzionali e la valutazione delle articolazioni adiacenti.

Che cosa dicono i risultati pubblicati, tecnica per tecnica

I risultati pubblicati descrivono percorsi diversi, senza dimostrare un vincitore per tutti i pazienti. La tabella mantiene separati gli studi: confrontare direttamente percentuali raccolte su popolazioni e tempi diversi produrrebbe una precisione soltanto apparente.

Casistiche citate, limiti e possibilità di revisione. Le righe non costituiscono un confronto randomizzato.
TecnicaRicostruzionePazienti e controlloRisultato osservatoComplicanze o limiteIn caso di fallimento
Trapeziectomia con LRTITessuto tendineo, senza protesi articolareStudio 2026: 54 operati, 33 LRTI e 21 sospensione; 44 valutati ad almeno 2 anniDASH mediano 4 nel gruppo LRTI; nessuna differenza dimostrata rispetto alla sospensioneRevisioni non quantificate nell’abstract consultato; ripartizione dei 44 controllati non indicataLa revisione dipende dalla causa del dolore; il trapezio è già stato asportato
Sospensione transosseaSutura attraverso l’osso dopo trapeziectomiaSerie 2023: 14 pazienti, 2 anni; confronto 2026 descritto sopraNessun vantaggio clinico dimostrato sulla LRTI nel confronto 20260 complicanze e 0 revisioni su 14 pazienti in 2 anni nella serie iniziale; campione limitatoValutazione del montaggio, della stabilità e delle altre cause di dolore
Interposizione in pirocarbonioDispositivo fra superfici ossee, con conservazione di parte del trapezioPyrocardan: 119 pazienti; media 5,2 anni, intervallo 4-9Sopravvivenza stimata 95% a 7 anni; 25 pazienti arrivati a quel controllo20/119 sublussazioni (16,8%); 4/119 lussazioni (3,3%); 3/119 revisioni (2,5%) nel periodo osservatoRimozione dell’impianto e trapeziectomia documentate nei 3 casi revisionati
Protesi a doppia mobilitàComponenti nel trapezio e nel primo metacarpo26 pazienti, 52 mani: 26 protesi e 26 LRTI; 24 mesiRecupero iniziale più rapido nel lato protesico0 complicanze osservate nelle 52 mani in 24 mesi; sopravvivenza 26/26 protesi (100%) a 2 anni, senza prova di durata oltre quel controlloRevisione delle componenti o conversione da valutare secondo osso residuo e causa del fallimento
ArtrodesiFusione ossea prevista fra trapezio e metacarpo107 casi; durata del controllo non indicata nell’abstract consultatoNessuna differenza in diversi esiti clinici fra consolidati e non consolidatiTasso di mancata consolidazione e revisione non quantificato nell’abstract consultatoValutazione di dolore, stabilità e articolazioni vicine; nessuna revisione automatica sulla sola radiografia

Le casistiche del nostro gruppo elencate nella tabella sono osservazionali. Il recupero dopo un intervento di rizoartrosi comprende inoltre protezione, mobilizzazione e carico progressivo: il momento in cui migliora un punteggio non coincide necessariamente con il ritorno al lavoro pesante.

Perché un impianto può fallire: instabilità, lussazione e revisione

L’instabilità dell’impianto comprende spostamenti parziali, o sublussazioni, e perdita dei rapporti articolari, o lussazioni. La revisione sistematica di Basso e colleghi del 2020, con Francesco Smeraglia in ultima posizione nella firma, individuava la lussazione come principale complicanza tardiva e causa di revisione negli impianti di interposizione. Comprendeva 21 studi e 1.205 procedure con almeno 24 mesi di controllo; il fallimento aggregato era dell’11%, con materiali, disegni e durate differenti. Questo valore non è il rischio specifico di una protesi a doppia mobilità. Basso e colleghi, 2020, PMID 33739003.

La serie Pyrocardan distingue tre situazioni:

  1. Disturbi transitori. Un disturbo del ramo sensitivo radiale interessò 9 pazienti su 119 (7,5%) e si risolse entro tre mesi senza trattamento.
  2. Instabilità radiografica. Furono osservate 20 sublussazioni su 119 (16,8%) e 4 lussazioni su 119 (3,3%), con controllo medio di 5,2 anni, intervallo 4-9. Erano associate a dolore e limitazione del movimento: non vanno liquidate come reperti sempre innocui.
  3. Revisione chirurgica. Furono rioperati 3 pazienti su 119 (2,5%), tutti con impianto lussato. La presenza di instabilità non comportò quindi una revisione in ogni caso.

Le complicanze meccaniche non esauriscono le complicanze in chirurgia della mano. Dolore persistente, problemi della ferita o dei nervi richiedono una valutazione distinta. L’assenza di una revisione non equivale all’assenza di sintomi.

Perché l’Artelon non può essere assimilato agli altri impianti?

L’Artelon analizzato per l’artrosi della base del pollice aveva un materiale e un comportamento differenti dagli impianti in pirocarbonio e dalle protesi articolari. La nostra revisione sistematica del 2018 identificava 11 studi e concludeva contro il suo utilizzo in questo contesto, per revisioni elevate e risultati peggiori rispetto alle tecniche convenzionali. L’abstract non fornisce un unico tasso numerico di revisione: non viene ricostruito artificialmente. Smeraglia e colleghi, British Medical Bulletin, 2018.

La conclusione riguarda quell’impiego e quella letteratura. Non prova che ogni prodotto contenente materiali simili abbia gli stessi risultati, né autorizza a trasferire il giudizio a tutti gli impianti del pollice.

Che cosa resta possibile se un impianto fallisce?

La conversione in trapeziectomia resta possibile dopo alcuni impianti di interposizione, ma il risultato di una revisione non è garantito. Nella serie Pyrocardan, i tre pazienti revisionati furono trattati con rimozione dell’impianto e trapeziectomia; i controlli successivi documentarono risultati soddisfacenti su questo campione molto piccolo.

La scelta procede per tre passaggi. Prima si identifica la causa del problema, distinguendo instabilità, dolore articolare residuo e altre condizioni. Poi si valuta l’osso ancora disponibile e lo stato dei tessuti. Infine si confrontano le possibilità di revisione, compresa la trapeziectomia quando applicabile. Il mantenimento di una possibilità futura è un argomento di scelta, non la prova che un primo intervento possa essere affrontato senza conseguenze.

Se il trapezio è già stato asportato, non si propone semplicemente una nuova trapeziectomia: occorre valutare la ricostruzione esistente e la causa dei sintomi. Per questo il piano dell’intervento per la rizoartrosi comprende anche la strategia in caso di risultato insufficiente.

Che cosa sappiamo davvero sugli impianti del pollice, e che cosa no

Che cosa sappiamo con ragionevole certezza

Un impianto aggiunge problemi specifici di stabilità e durata, mentre la trapeziectomia resta un confronto necessario. Le osservazioni favorevoli riguardano dispositivi, pazienti e intervalli precisi. La sopravvivenza protesica misura la permanenza dell’impianto secondo la definizione dello studio; non riassume da sola forza, dolore o soddisfazione.

Che cosa è ancora oggetto di dibattito

Resta aperto quanto un recupero iniziale più rapido compensi costo del dispositivo e incertezza sulle revisioni tardive. La revisione Cochrane aggiornata nel 2026 comprende 25 studi e 1.591 partecipanti: nei confronti fra LRTI e sostituzione articolare giudica molto incerta la prova relativa a dolore e funzione. Esistono studi randomizzati; la loro presenza non elimina i limiti delle prove. Revisione Cochrane, Surgery for thumb osteoarthritis, 2026.

Che cosa sta emergendo

Il confronto nello stesso paziente riduce alcune differenze individuali fra i gruppi. Tuttavia, nel nostro studio del 2025 le mani furono operate in momenti diversi e la LRTI precedeva la protesi: memoria del primo recupero, ordine degli interventi e cambiamenti nel tempo restano possibili fonti di distorsione. Il disegno è utile, ma non sostituisce una randomizzazione.

Che cosa non sappiamo ancora

Riconosciamo tre limiti. Primo, i risultati di 24 mesi non prevedono la durata di decenni. Secondo, la perdita di 10 pazienti su 54 (18,5%) nel confronto del 2026 può modificare l’interpretazione. Terzo, popolazioni e dispositivi differenti impediscono una graduatoria unica. Auspichiamo studi comparativi prospettici per confermare o smentire questi risultati; nel frattempo, la scelta conserva come riferimento l’opzione più adeguata al quadro clinico, comprese le alternative senza protesi.

Per chi è indicato un impianto e per chi non lo è

Le indicazioni di un impianto dipendono da sintomi, limitazione funzionale, risposta alle cure e quadro radiografico. Gli studi citati selezionavano pazienti con stadi II o III secondo Eaton-Littler e fallimento conservativo documentato: almeno tre mesi nel confronto del 2025, almeno sei mesi nelle serie Pyrocardan e sospensione transossea. Questi intervalli descrivono protocolli di ricerca, non una scadenza automatica per operare.

Il percorso comprendeva, secondo indicazione, tutore, farmaci antinfiammatori, infiltrazione corticosteroidea, fisioterapia e rinforzo muscolare. Le pubblicazioni chirurgiche non dimostrano l’efficacia isolata di ciascun trattamento conservativo. Nel gruppo protesico del 2025 erano esclusi artrosi scafo-trapezio-trapezoidale, scarsa qualità ossea del trapezio e terapia sistemica corticosteroidea in corso. Queste esclusioni circoscrivono i risultati; non vanno trasformate in controindicazioni universali a ogni operazione.

Questi numeri appartengono alla visita. Prima della scelta si discutono stadio radiografico, obiettivo funzionale, dispositivo proposto, rischio di revisione con il suo tempo di osservazione e opzioni successive. Una consulenza online in chirurgia della mano può servire a esaminare la documentazione; l’indicazione operatoria richiede l’inquadramento clinico appropriato.

Le altre patologie della mano e del polso

Il dolore del pollice non identifica da solo una rizoartrosi. L’inquadramento delle altre patologie della mano e del polso aiuta a mantenere distinta la diagnosi dalla scelta dell’intervento.

Domande frequenti sugli impianti per l’artrosi del pollice

Quali sono le possibili complicanze dell’intervento di rizoartrosi?

Negli impianti vanno considerate instabilità, lussazione, mobilizzazione e possibile revisione, con rischi diversi secondo dispositivo e tempo di controllo. Il quadro generale delle complicanze in chirurgia della mano comprende anche problemi non specificamente protesici.

Quanto dura una protesi trapezio-metacarpale?

Non esiste una durata garantita: nel confronto del 2025 tutte le 26 protesi erano in sede a due anni, un risultato che non permette di prevederne la permanenza a dieci o quindici anni.

La protesi al pollice è migliore della trapeziectomia?

Non in modo dimostrato per tutti i pazienti: il confronto su 26 persone ha osservato un recupero iniziale più rapido, ma resta osservazionale e limitato a 24 mesi.

Un impianto in pirocarbonio si può lussare?

Sì: nella serie Pyrocardan di 119 pazienti furono documentate 4 lussazioni (3,3%) e 20 sublussazioni (16,8%), con controllo medio di 5,2 anni, intervallo 4-9; tre pazienti furono revisionati.

Dopo un impianto si può ancora fare la trapeziectomia?

La conversione è possibile in casi selezionati ed è documentata nei tre pazienti revisionati della serie Pyrocardan; la fattibilità dipende dal dispositivo, dall’osso residuo e dalla causa del fallimento.

Pubblicazioni di riferimento

Per ritrovare le schede bibliografiche per argomento è disponibile l’elenco delle pubblicazioni sul pollice.