La sindrome del tunnel carpale è una compressione del nervo mediano al polso. Provoca formicolio, dita addormentate, risvegli notturni e difficoltà nell’uso della mano. Il trattamento si sceglie in base alla gravità dei sintomi e ai reperti neurologici: dal tutore all’idrodissezione ecoguidata, fino al rilascio endoscopico del tunnel carpale.
Sono il Prof. Francesco Smeraglia, Professore Associato di Ortopedia e Traumatologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II, con European Diploma in Hand Surgery (FESSH/EBHS). Visito privatamente all’AMI, Via G. Fiorelli 12, Napoli; opero in regime privato alla Clinica Ruesch e in regime pubblico al Policlinico Federico II. Per una valutazione puoi prenotare una visita.





Il tunnel carpale è un passaggio delimitato dalle ossa del polso e dal legamento trasverso del carpo. Al suo interno passano il nervo mediano e i tendini flessori. Quando lo spazio disponibile e la pressione nel canale non consentono al nervo di funzionare normalmente, possono comparire disturbi della sensibilità e della forza. Non è semplicemente un’infiammazione dei tendini, anche se il paziente può avvertire dolore nella stessa regione. La descrizione anatomica è illustrata nella scheda AAOS sul tunnel carpale.
Il territorio tipico comprende pollice, indice, medio e parte dell’anulare. I disturbi possono svegliare durante la notte; scuotere la mano può dare sollievo. Un intorpidimento che diventa persistente, oggetti che sfuggono di mano o una perdita di forza meritano una valutazione. Queste caratteristiche sono descritte dalla British Society for Surgery of the Hand.
Dire soltanto «mi fa male il polso» non permette di identificare il problema. Durante il colloquio conviene indicare le dita coinvolte, la durata degli episodi, i risvegli notturni e le attività diventate difficili. Un esempio concreto, come allacciare un bottone o tenere una tazza, è più informativo di un generico «la mano funziona male».
Spesso concorrono più fattori. Le caratteristiche anatomiche, la gravidanza e condizioni come diabete, artrite reumatoide e disturbi tiroidei sono associate alla sindrome. Anche le sollecitazioni e le posizioni del polso fanno parte della valutazione; attribuire ogni caso a un solo gesto o al lavoro al computer semplifica troppo il problema.
Per questo è utile descrivere la propria attività: quali strumenti usi, con quale forza, per quanto tempo e con quali pause. Riferisci anche patologie note, terapie in corso ed eventuali traumi precedenti.
La sindrome del tunnel carpale è particolarmente frequente nelle donne di mezza età. I cambiamenti ormonali della perimenopausa e della menopausa, comprese le oscillazioni dei livelli di estrogeni, possono contribuire alla comparsa o al peggioramento dei sintomi. Per questo molte pazienti iniziano ad avvertire intorpidimento e formicolio notturni proprio in questo periodo.
La menopausa, però, non è necessariamente l’unica causa della compressione del nervo mediano: anatomia, attività manuali e altre condizioni possono sommarsi. Se i disturbi notturni compaiono in questa fase della vita, la visita serve a capire quanto è compresso il nervo e quale trattamento è adatto.
La valutazione parte dai sintomi e dall’esame della mano. Secondo le linee guida AAOS del 2024, un insieme strutturato di reperti clinici, il CTS-6, può consentire la diagnosi senza ricorrere sistematicamente a ecografia o esami elettrodiagnostici. Questo non rende inutili gli esami: il medico decide quando servono per chiarire il quadro.
No. Gli esami di conduzione nervosa e l’elettromiografia possono aiutare a valutare il funzionamento del nervo, la gravità e possibili problemi associati. La loro indicazione dipende dal caso. È utile portare i referti già disponibili; ripetere autonomamente un esame o interpretarne una singola frase senza visita non sostituisce l’inquadramento clinico.
Nelle forme appropriate si propone un tutore notturno che mantenga il polso in posizione neutra, insieme ad adattamenti delle attività. Il tutore va scelto e usato secondo le indicazioni ricevute: una risposta temporanea non chiarisce da sola se il nervo sia ancora compresso. La scheda del NHS descrive il tutore e le principali opzioni non chirurgiche.
Un’infiltrazione di corticosteroide può dare sollievo, ma le linee guida AAOS non documentano un beneficio duraturo: non è una soluzione definitiva. Farmaci, esercizi e infiltrazioni vanno scelti in coerenza con la diagnosi.
Nella mia pratica clinica eseguo l’idrodissezione ecoguidata del nervo mediano come trattamento non chirurgico della sindrome del tunnel carpale.
Approfondisci l’idrodissezione ecoguidata del nervo mediano.L’indicazione si valuta durante la visita, sulla base dei sintomi, dell’esame della mano e degli esami disponibili.
Si concorda insieme alla data di controllo. Il piano precisa che cosa osservare: sonno, sensibilità, uso della mano e comparsa di debolezza. Se il disturbo cambia, non serve aspettare la scadenza prevista: la rivalutazione serve a decidere se continuare, modificare la cura o discutere l’intervento.
L’intervento è indicato quando i disturbi sono importanti o persistono nonostante un trattamento conservativo appropriato. Perdita di sensibilità costante, debolezza o atrofia dei muscoli alla base del pollice richiedono particolare attenzione. Nelle forme avanzate la decompressione non garantisce il recupero completo di sensibilità e forza.
Se si preferisce attendere, il rinvio va concordato con obiettivi e criteri di rivalutazione precisi: è diverso dal lasciare il problema senza controllo.
Nella mia pratica eseguo il rilascio del tunnel carpale con tecnica endoscopica, quando indicata. Preferisco la tecnica endoscopica perché offre un approccio mininvasivo, un profilo di sicurezza consolidato in mani esperte e la possibilità di un recupero funzionale molto rapido.
In ogni tecnica il chirurgo libera il nervo dividendo il legamento che costituisce il tetto del tunnel; il nervo non viene tagliato. L’accesso può essere aperto, mini-open o endoscopico. Le linee guida AAOS indicano risultati riferiti dai pazienti simili nel lungo periodo tra mini-open ed endoscopia: nessuna tecnica è superiore per tutti, né priva di rischi.
Eseguo abitualmente il rilascio del tunnel carpale in sola anestesia locale, senza anestesia generale. La procedura si svolge in genere in regime di day surgery, con mobilizzazione precoce della mano.
Tutti i dettagli su tecnica, anestesia e recupero sono nella pagina dedicata: intervento endoscopico per il tunnel carpale.
Per collocare questa procedura nel percorso generale, sono disponibili le informazioni sugli interventi della mano e del polso.
La revisione Cochrane del 2024 ha incluso 14 studi con 1.231 partecipanti. Rispetto al tutore, la chirurgia probabilmente aumenta la possibilità di un miglioramento clinico complessivo a distanza di mesi; le differenze in alcune misure di sintomi e funzione possono però non essere clinicamente importanti. Il confronto con le infiltrazioni resta incerto.
Una seconda revisione Cochrane del 2024 sul confronto infiltrazione-chirurgia sottolinea l’incertezza delle stime disponibili. Questi risultati non permettono di promettere che la stessa soluzione sia migliore per ogni persona, né di sostituire la valutazione di un deficit neurologico con una media di studio.
No. La visita serve anche a verificare se il disturbo possa dipendere da un’altra sede di compressione nervosa o da condizioni concomitanti. Dolore, perdita di sensibilità e rigidità non sono sinonimi. Il percorso sulle patologie della mano e del polso aiuta a distinguere gli argomenti, senza sostituire la diagnosi.
Sì, se si ripetono o disturbano il sonno. Annota quando compaiono e quali dita interessano: la visita stabilisce se servono accertamenti o una cura.
No. Conta quanto dura il beneficio, come funziona la mano e che cosa emerge dalla rivalutazione. Il sollievo dei sintomi e il programma a lungo termine si discutono insieme.
Referti già eseguiti, elenco delle terapie e una descrizione del lavoro e delle attività abituali. Per organizzare una valutazione a Napoli si possono utilizzare i contatti del Prof. Francesco Smeraglia: le visite si svolgono all’AMI, Via G. Fiorelli 12. Le indicazioni personalizzate vengono definite dopo la visita.