Il Dott. Francesco Smeraglia è chirurgo della mano presso il Policlinico Federico II di Napoli e tratta le cisti del polso privilegiando, quando possibile, tecniche mini-invasive come l’artroscopia. Questa guida raccoglie le informazioni più utili per orientarsi.
Prima di impostare il trattamento, lo specialista distingue questa condizione da altre cause di dolore cronico del polso:
Il primo esame è sempre una radiografia del polso con proiezioni dedicate per lo scafoide: è il livello diagnostico di base. In presenza di sospetto clinico o di segni compatibili con mancata consolidazione, lo specialista può indicare esami di secondo livello.
Fondamentale per valutare con precisione il grado di consolidazione, la presenza di deformità e l’allineamento carpale.
Utile nei casi selezionati per valutare la vitalità ossea ed escludere una necrosi del polo prossimale.
È sconsigliato eseguire autonomamente esami complessi senza una valutazione specialistica preliminare: una corretta sequenza diagnostica evita accertamenti non necessari.
La mancata consolidazione dello scafoide tende a evolvere progressivamente verso instabilità carpale e degenerazione articolare (SNAC wrist). In assenza di trattamento, il collasso del carpo può rendere non più recuperabile l’anatomia fisiologica, rendendo necessari in futuro interventi di “salvataggio”, parzialmente demolitivi o limitanti dal punto di vista funzionale.
L’indicazione chirurgica viene posta quando è documentata la mancata consolidazione, soprattutto in presenza di:
Solo in casi selezionati — pazienti molto anziani, con bassa richiesta funzionale o comorbidità rilevanti — può essere valutata una gestione non chirurgica. L’obiettivo del trattamento precoce è prevenire l’evoluzione verso l’artrosi e preservare la biomeccanica del polso.
Quando le condizioni anatomiche lo consentono, la preferenza del Dott. Smeraglia è per un approccio artroscopico mini-invasivo. L’artroscopia del polso consente una valutazione diretta e dinamica dell’articolazione, con vantaggi significativi nei casi appropriati:
La scelta della tecnica è sempre personalizzata: sede della pseudoartrosi, presenza di deformità, stato della vascolarizzazione del polo prossimale. Nei casi con necrosi avascolare, marcata deformità o collasso carpale avanzato può essere necessario un approccio tradizionale con innesto osseo strutturale o vascolarizzato.
L’intervento viene eseguito in anestesia loco-regionale. Nella tecnica artroscopica, attraverso piccole incisioni cutanee (portali), si introducono una telecamera miniaturizzata e strumenti dedicati.
Ispezione dell’articolazione sotto visione diretta.
Preparazione accurata del focolaio di pseudoartrosi e rimozione del tessuto fibroso interposto.
Sintesi, di solito con una vite — o con fili di Kirschner se il frammento è molto piccolo.
Se necessario, innesto osseo prelevato dal radio.
L’obiettivo è una stabilizzazione solida che favorisca la consolidazione, preservando al massimo le strutture capsulo-legamentose.
Gli studi internazionali riportano percentuali di consolidazione superiori all’80–90% nei casi selezionati trattati precocemente. Nelle pseudoartrosi del polo prossimale e in presenza di necrosi avascolare le percentuali di successo possono ridursi significativamente, per la ridotta vascolarizzazione.
La prognosi dipende da sede della pseudoartrosi, vitalità del polo prossimale, presenza di deformità, stadio degenerativo e corretta stabilizzazione chirurgica.
Dopo l’intervento è previsto un periodo iniziale di immobilizzazione, la cui durata varia in base alla stabilità ottenuta, al tipo di pseudoartrosi e alla qualità ossea. Il follow-up comprende controlli clinici periodici, radiografie seriate, TAC di controllo e avvio graduale della mobilizzazione sotto guida specialistica.
La riabilitazione è progressiva: recuperare l’articolarità, ripristinare la forza di presa, prevenire la rigidità residua, tornare alle attività lavorative e sportive. In condizioni favorevoli la consolidazione radiologica si osserva entro alcuni mesi; il recupero funzionale completo può richiedere più tempo.
Nella maggior parte dei casi sì: tende a evolvere nel tempo verso instabilità carpale e artrosi (SNAC wrist). Solo in pazienti molto anziani o con bassa richiesta funzionale può essere valutata una gestione non chirurgica.
Sì. Le pseudoartrosi diagnosticate precocemente, senza deformità o necrosi del polo prossimale, hanno percentuali di consolidazione più elevate rispetto a quelle presenti da anni.
Sì. Nelle prime fasi una frattura dello scafoide può non essere evidente alla radiografia: per questo è previsto un controllo a 7–10 giorni in caso di sospetto clinico.
I tempi variano in base alla sede della pseudoartrosi e alla vitalità ossea. In condizioni favorevoli la consolidazione si osserva entro alcuni mesi, mentre il recupero funzionale completo può richiedere più tempo.
L’intervento si esegue in anestesia loco-regionale; il regime — day surgery o breve ricovero — dipende dalla complessità del caso e dall’eventuale innesto osseo.
L’obiettivo del trattamento è proprio il ritorno alle normali attività lavorative e sportive. La ripresa è graduale e guidata dai controlli radiografici che documentano la consolidazione.
Nel tempo possono svilupparsi deformità dello scafoide, instabilità scafo-lunata e artrosi progressiva del polso. Nelle fasi avanzate possono rendersi necessari interventi di salvataggio anziché procedure ricostruttive.
Articolo a cura del Dott. Francesco Smeraglia
Chirurgo specialista della mano, Policlinico Federico II di Napoli. Membro della Società Italiana di Chirurgia della Mano (SICM) e della FESSH.
Se riconosci in questo articolo sintomi che stai vivendo, non rimandare. Una valutazione specialistica permette di definire la diagnosi e impostare il percorso di cura più adatto.
Il trattamento delle pseudoartrosi dello scafoide richiede una conoscenza approfondita della biomeccanica del carpo e delle instabilità associate. All’attività clinica del Dott. Smeraglia si affianca un impegno scientifico nella chirurgia della mano e del carpo, con pubblicazioni su riviste internazionali indicizzate.