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Rizoartrosi del pollice: che cos'è, come si stadia e quando si opera

La rizoartrosi è l’artrosi dell’articolazione trapezio-metacarpale, alla base del pollice, e può compromettere la presa di forza e le attività quotidiane. Il trattamento comincia dalle misure conservative; quando non controllano più adeguatamente i sintomi, si discutono le opzioni chirurgiche. Nessuna tecnica ha dimostrato di essere la scelta migliore per tutti i pazienti. La decisione richiede di mettere in relazione dolore, limitazione funzionale, terapie già eseguite e quadro radiografico: il solo numero dello stadio non costituisce un’indicazione all’intervento.

Il dato principale è che si tratta una mano dolorosa e limitata, non una radiografia. Distinguere l’artrosi della base del pollice dalle altre cause di dolore permette di scegliere il trattamento e di valutare che cosa è ragionevole attendersi, senza attribuire a un impianto o a una tecnica risultati garantiti.

Che cos’è la rizoartrosi del pollice?

La rizoartrosi è l’artrosi dell’articolazione trapezio-metacarpale, il giunto a sella che unisce il primo metacarpo al trapezio alla base del pollice. La cartilagine che riveste le superfici articolari si altera; possono associarsi cambiamenti dell’osso, della capsula e dei legamenti. Il termine indica quindi una sede precisa, non qualsiasi dolore del pollice.

Questa articolazione contribuisce all’opposizione, cioè al movimento con cui il pollice raggiunge le altre dita, e alla stabilità necessaria per afferrare gli oggetti. Un’alterazione dolorosa può rendere difficili sia la pinza pollice-indice sia la presa di forza. «Artrosi della base del pollice», «artrosi trapezio-metacarpale» e la variante clinica «rizartrosi» descrivono la stessa condizione. Il dolore riferito dal paziente e la capacità di utilizzare la mano restano gli elementi centrali della valutazione.

Che differenza c’è tra la rizoartrosi e l’artrosi delle mani?

La rizoartrosi è una forma localizzata di artrosi della mano, mentre l’artrosi delle mani comprende anche altre articolazioni. Nelle dita lunghe possono essere coinvolte le articolazioni interfalangee distali, associate ai noduli di Heberden, oppure quelle prossimali, associate ai noduli di Bouchard. La presenza di queste alterazioni non dimostra che un dolore alla base del pollice dipenda dalla stessa sede.

Durante la visita si localizza l’origine dei sintomi e si distingue l’artrosi dalle altre patologie della mano e del polso. Le diverse articolazioni non condividono automaticamente lo stesso trattamento.

Perché si consuma l’articolazione trapezio-metacarpale?

L’articolazione trapezio-metacarpale combina mobilità e trasmissione del carico su superfici relativamente piccole. La stabilità dipende dalla congruenza articolare, dai legamenti e dall’azione dei muscoli. La lassità legamentosa e le alterazioni della distribuzione del carico possono contribuire alla degenerazione; non consentono però di identificare una causa unica in ogni persona.

Con l’evoluzione dell’artrosi, il primo metacarpo può perdere parte del suo allineamento rispetto al trapezio. Questa sublussazione modifica la meccanica della presa, ma la sua presenza va interpretata insieme ai sintomi. Un’attività manuale ripetitiva può sollecitare l’articolazione e rendere evidente il dolore; il gesto che provoca dolore non è, da solo, la prova che abbia causato la malattia. Per lo stesso motivo, ridurre una sollecitazione può aiutare a controllare i disturbi senza ricostituire la cartilagine già alterata.

Chi si ammala di rizoartrosi, e a che età?

La rizoartrosi colpisce prevalentemente le donne a partire dalla quinta decade di vita. La frequenza aumenta con l’età, ma anche gli uomini possono esserne interessati. Familiarità, precedenti traumi e lassità articolare fanno parte degli elementi da ricercare nell’anamnesi. Sono informazioni della letteratura generale, non risultati epidemiologici delle nostre casistiche chirurgiche. La scheda AAOS sull’artrosi del pollice descrive questi fattori e ricorda che alterazioni radiografiche possono esistere anche senza sintomi.

Quali sono i sintomi della rizoartrosi, e come possono evolvere?

Il dolore alla base del pollice durante la presa è uno dei sintomi caratteristici della rizoartrosi. Può comparire nell’aprire un barattolo, nel girare una chiave o nello strizzare un panno. La riduzione della forza può dipendere anche dal fatto che il dolore impedisce di stringere, oltre che dalle alterazioni meccaniche dell’articolazione.

Il quadro può essere descritto secondo il tipo di limitazione, senza trasformarlo in una sequenza obbligatoria:

  • Disturbi durante l’uso: il dolore compare soprattutto nei gesti che richiedono pinza o presa e si riduce quando il carico diminuisce.
  • Disturbi più persistenti: possono aggiungersi dolore a riposo o di notte, gonfiore, dolorabilità locale e difficoltà nel mantenere la presa.
  • Alterazioni della posizione e del movimento: la base del pollice può apparire più prominente, l’apertura della prima commissura può ridursi e l’articolazione metacarpo-falangea può compensare con un’iperestensione, contribuendo alla deformità del pollice a Z.

Questi aspetti possono coesistere. Non tutti i pazienti attraversano le stesse fasi e una deformità visibile non misura da sola l’intensità del dolore. La valutazione deve chiarire quali attività risultano limitate e quali rimangono possibili.

Quando il dolore alla base del pollice non è rizoartrosi?

Il dolore alla base del pollice richiede una diagnosi differenziale. Nella tenosinovite di De Quervain il dolore è legato ai tendini sul versante radiale del polso; nel pollice a scatto prevalgono il blocco o lo scatto durante il movimento. La compressione del nervo mediano può associarsi a formicolio e alterazioni della sensibilità, che non sono spiegati dalla sola artrosi.

Queste condizioni possono anche accompagnare una rizoartrosi. Individuare un’alterazione radiografica non esclude quindi una seconda causa dei sintomi, e trattare soltanto la radiografia può lasciare irrisolta la limitazione principale.

Come si conferma la diagnosi: esame clinico e radiografia

La diagnosi di rizoartrosi si fonda sull’anamnesi, sull’esame clinico e sulle radiografie dell’articolazione. Si valutano la sede della dolorabilità, la mobilità, la stabilità e la funzione della pinza. La manovra di compressione e rotazione della base del pollice, detta grind test, può riprodurre dolore e crepitio; il suo risultato si interpreta insieme agli altri reperti, non come un’autodiagnosi.

Le radiografie nelle proiezioni appropriate mostrano la riduzione dello spazio articolare, gli osteofiti, la sclerosi subcondrale e l’eventuale sublussazione. Il quadro radiografico e quello clinico non coincidono sempre: un’immagine molto alterata può accompagnarsi a una funzione accettabile. Gli approfondimenti ulteriori rispondono a un dubbio clinico preciso; non sono un passaggio automatico per ogni dolore del pollice.

I quattro stadi di Eaton-Littler, e che cosa cambia per il paziente

La classificazione radiografica comunemente chiamata Eaton-Littler, nella versione modificata da Eaton-Glickel, distingue quattro stadi. Descrive l’articolazione e l’eventuale estensione dell’artrosi, non la necessità automatica di operare.

  1. Stadio I: i contorni articolari sono conservati e lo spazio può essere normale o lievemente ampliato. Il dolore va comunque valutato clinicamente.
  2. Stadio II: compaiono una riduzione iniziale dello spazio articolare e piccoli osteofiti. La descrizione radiografica aiuta a definire quali opzioni considerare se i sintomi persistono.
  3. Stadio III: il restringimento è marcato, con alterazioni ossee più evidenti e possibile sublussazione. Restano determinanti la funzione della mano e la risposta ai trattamenti già eseguiti.
  4. Stadio IV: alle alterazioni della trapezio-metacarpale si associa il coinvolgimento scafo-trapeziale, nel complesso scafo-trapezio-trapezoideo. La scelta deve tenere conto anche dell’articolazione vicina.

La descrizione della classificazione pubblicata da Kennedy, Manske e Huang nel 2016 ne chiarisce anche i limiti. Gli stadi II e III sono stati criteri di inclusione in alcune nostre ricerche sugli impianti; non rappresentano una regola che esclude ogni intervento negli altri stadi.

Che cosa si prova prima di operare, e per quanto tempo

Il trattamento conservativo della rizoartrosi mira a controllare i sintomi e a sostenere la funzione. Le raccomandazioni EULAR, aggiornamento 2018 di Kloppenburg e colleghi pubblicato nel 2019, comprendono educazione, esercizio terapeutico e ortesi, con farmaci scelti secondo le condizioni del paziente. I FANS topici sono preferiti ai sistemici per ragioni di sicurezza; quelli orali richiedono una valutazione individuale e un uso limitato.

Il tutore per la rizoartrosi del pollice può ridurre le sollecitazioni dolorose, ma non ricostruisce la cartilagine. Le infiltrazioni di corticosteroidi non sono un passaggio obbligatorio: EULAR non ne raccomanda l’impiego routinario nell’artrosi della mano. La loro eventuale indicazione si discute separatamente.

Nei nostri studi chirurgici sono stati utilizzati periodi di trattamento precedente di almeno tre oppure almeno sei mesi. Sono criteri di selezione di quelle ricerche, non un conto alla rovescia verso l’operazione né la prova che ogni terapia debba essere provata in ogni persona.

Quando la rizoartrosi va operata?

L’intervento per rizoartrosi si considera quando dolore e limitazione delle attività persistono nonostante un trattamento conservativo adeguato, dopo aver collegato i sintomi al quadro clinico e radiografico.

Nel confronto multicentrico di Smeraglia e colleghi su 26 pazienti, pubblicato nell’European Journal of Orthopaedic Surgery & Traumatology nel 2025, l’inclusione richiedeva dolore e limitazione quotidiana persistenti dopo almeno tre mesi di terapia, con stadi II o III. La fonte è PMID 40731100. Nella casistica prospettica di 119 pazienti sugli impianti in pirocarbonio, il periodo richiesto era di almeno sei mesi, con controlli per almeno quattro anni (Smeraglia e colleghi, International Orthopaedics, 2022).

Il beneficio atteso deve giustificare immobilizzazione, riabilitazione e rischi. Se i disturbi rimangono accettabili, lo stadio radiografico da solo non impone l’operazione. Inoltre, coinvolgimento delle articolazioni vicine e qualità ossea insufficiente possono escludere una protesi senza escludere altre procedure.

Questi criteri servono alla visita: durata delle terapie, attività limitate e alternative consentono di discutere in modo informato l’intervento per la rizoartrosi.

Quali opzioni chirurgiche esistono per la base del pollice?

Le opzioni comprendono procedure che rimuovono il trapezio, sostengono il primo metacarpo, interpongono un materiale o sostituiscono l’articolazione; l’artrodesi ne elimina invece il movimento. Alcuni gesti si combinano. La tecnica più complessa non è automaticamente quella più adatta.

Trapeziectomia con ligamentoplastica e interposizione tendinea (LRTI)

La trapeziectomia rimuove il trapezio; nella variante LRTI si associa una ricostruzione con tessuto tendineo. Rimane una procedura di riferimento, ma richiede protezione e recupero progressivo della presa. L’aggiunta della ricostruzione va motivata rispetto alla trapeziectomia semplice; in caso di dolore persistente si ricerca la causa prima di proporre una revisione.

Trapeziectomia parziale con interposizione in pirocarbonio

L’interposizione conserva parte dell’osso e inserisce un impianto tra le superfici preparate. La selezione richiede di valutare anche le articolazioni vicine; instabilità e lussazione restano possibili. La conversione a trapeziectomia può rimanere disponibile. Il confronto fra protesi e impianti per l’artrosi del pollice richiede di leggere separatamente i risultati dei diversi dispositivi.

Sospensione del primo metacarpo dopo trapeziectomia

L’artroplastica in sospensione sostiene il primo metacarpo dopo la rimozione del trapezio. Una variante con sutura transossea è stata descritta dal gruppo di Carozzo e Smeraglia nel 2023 (PMID 36655483). La presenza di una sospensione non dimostra, da sola, un vantaggio clinico sulle altre ricostruzioni.

Protesi trapezio-metacarpale a doppia mobilità

La protesi sostituisce le superfici articolari e mira a conservare mobilità e lunghezza del pollice. Richiede condizioni ossee e articolari appropriate; può andare incontro a instabilità, mobilizzazione o revisione. La possibilità di una successiva trapeziectomia fa parte della discussione iniziale, senza garantirne il risultato.

Artrodesi trapezio-metacarpale

L’artrodesi cerca la fusione delle superfici articolari e sacrifica il movimento di quella sede. Mantiene indicazioni selezionate. Nella nostra serie retrospettiva di 107 artrodesi, pubblicata nel 2015, la consolidazione radiografica non coincideva necessariamente con l’esito clinico; ciò non rende irrilevante una mancata consolidazione dolorosa.

Che cosa pesa di più nella scelta: la tecnica o il paziente?

La scelta dipende dalla sede dell’artrosi, dalla richiesta funzionale e dagli obiettivi realistici del trattamento. Mano dominante, lavoro, necessità di forza e disponibilità per la riabilitazione sono elementi concreti. Riteniamo essenziale discutere anche ciò che rimane possibile se la prima procedura non raggiunge l’obiettivo previsto.

Quali sono le complicanze di un intervento alla base del pollice?

Dolore residuo, rigidità, problemi della cicatrice e complicazioni meccaniche richiedono una discussione prima della scelta; la pagina sulle complicanze in chirurgia della mano approfondisce questi aspetti.

Quanto dura il recupero dopo un intervento di rizoartrosi?

Il recupero comprende protezione iniziale, ritorno del movimento e ripresa progressiva del carico. I tempi dipendono dal gesto eseguito e dalla funzione richiesta: muovere il pollice non equivale a recuperare una presa lavorativa. Il calendario si definisce in relazione alla procedura, senza promettere una data unica.

La rizoartrosi limita il lavoro e dà diritto a un riconoscimento?

La rizoartrosi può limitare il lavoro manuale, ma la sola diagnosi o lo stadio radiografico non determinano automaticamente un riconoscimento amministrativo, che richiede una valutazione distinta.

La rizoartrosi colpisce entrambe le mani?

La rizoartrosi può essere bilaterale, con sintomi diversi tra le mani. Questa situazione ha consentito al nostro gruppo di confrontare, nello studio del 2025, due tecniche nello stesso paziente: 26 persone e 52 mani, non 52 pazienti. Il disegno non era randomizzato.

Domande frequenti sulla rizoartrosi

Come si cura la rizoartrosi della mano?

Si parte dal controllo dei sintomi e dal sostegno della funzione con misure conservative; la chirurgia entra nella decisione quando il beneficio ottenuto non è sufficiente rispetto alla limitazione della mano.

Che differenza c’è tra rizoartrosi e artrosi?

«Artrosi» indica la malattia articolare, mentre «rizoartrosi» ne precisa la localizzazione alla base del pollice.

Per la rizoartrosi è meglio il caldo o il freddo?

Non è stabilita una preferenza universale: un’applicazione locale può servire al sollievo temporaneo, senza sostituire la valutazione della causa del dolore né riparare l’articolazione.

Chi soffre di rizoartrosi ha diritto all’invalidità?

La diagnosi non attribuisce automaticamente un diritto: il riconoscimento dipende dall’accertamento previsto dall’INPS per la richiesta presentata.

Quando la rizoartrosi è da operare?

Quando persistono dolore e limitazione funzionale non sufficientemente controllati dalle terapie adeguate, e il confronto fra alternative, benefici attesi e rischi sostiene la scelta chirurgica.

La rizoartrosi si può fermare?

Il trattamento mira soprattutto a controllare il dolore e conservare o recuperare la funzione; la riduzione dei sintomi non significa ricostituzione della cartilagine.

Che cosa sappiamo con ragionevole certezza, e che cosa no

Che cosa sappiamo con ragionevole certezza

La decisione richiede sintomi, funzione e immagini, e la trapeziectomia rimane un confronto necessario per valutare una ricostruzione più complessa. La sua semplicità non costituisce una ragione per scartarla.

Che cosa è ancora oggetto di dibattito

La revisione Cochrane di Baljer, Vinycomb e Low del 2026 include 25 studi su 1.591 persone, ma giudica limitata la certezza dei confronti: un insieme ampio di studi non basta a indicare una tecnica vincente per tutti.

Che cosa sta emergendo

Le ricerche sugli impianti studiano anche la velocità di recupero. Un vantaggio osservato nei primi mesi non dimostra una durata superiore dell’impianto né elimina il problema delle revisioni.

Che cosa non sappiamo ancora

Restano incertezze sulle differenze a lungo termine, perché tecniche, popolazioni e tempi di controllo non sono uniformi. Nel frattempo, la scelta si fonda sull’indicazione individuale e sulla discussione delle alternative, distinguendo i risultati delle pubblicazioni su cui si basano queste pagine dalle aspettative personali.

Che cosa fare adesso, e che cosa chiedere in visita

Servono studi comparativi prospettici per confermare o smentire i vantaggi delle diverse tecniche nel lungo periodo. Nel frattempo, è utile documentare quali terapie sono state eseguite, per quanto tempo e con quale beneficio sulle attività quotidiane.

Gli adattamenti delle attività quotidiane in caso di artrosi della mano sono trattati in un approfondimento dedicato.

In visita si chiariscono lo stadio e le articolazioni coinvolte, le alternative ancora praticabili, gli obiettivi dell’eventuale intervento e le possibilità di revisione. Si discutono anche il periodo di protezione della mano e l’impegno riabilitativo. Per organizzare una valutazione sono disponibili i contatti e le sedi di visita.

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Fonte: Scopus, dati all’11 settembre 2026. 770 citazioni da 665 documenti citanti.

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