Il pollice a scatto è il dito a scatto localizzato al pollice: il tendine flessore lungo del pollice non scorre più liberamente sotto la puleggia A1 e il pollice si blocca o scatta mentre si flette e si estende. Il pollice si comporta in modo diverso dalle altre dita per ragioni anatomiche precise, che contano per capire il disturbo e per scegliere il trattamento.
Sono il Prof. Francesco Smeraglia, Professore Associato di Ortopedia e Traumatologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II e titolare dell’European Diploma in Hand Surgery (FESSH/EBHS). Visito i pazienti con pollice a scatto all’AMI, Via G. Fiorelli 12, Napoli. Per una valutazione è possibile prenotare una visita.
Il pollice a scatto è una tenosinovite stenosante del pollice: la puleggia A1, alla base del pollice, si ispessisce e restringe il passaggio del tendine flessore, che scorre a scatti invece che in modo continuo. La puleggia è il primo anello fibroso della guaina tendinea, il canale che mantiene il tendine vicino all’osso durante la flessione.
Il meccanismo principale è un conflitto meccanico tra tendine e puleggia, più che un semplice processo infiammatorio. All’inizio può esserci soltanto dolore alla base del pollice, senza uno scatto evidente. Si tratta della stessa malattia che, nelle altre dita, prende il nome di dito a scatto: cambiano il tendine coinvolto, la sede in cui si avverte il disturbo e alcune scelte di trattamento. Il pollice bloccato nel bambino è una condizione diversa, con un percorso proprio, e non è trattato in questa pagina.
Il pollice si blocca perché la puleggia A1 ispessita restringe il passaggio del tendine flessore, che a sua volta può essere ispessito: il tendine si arresta all’ingresso della puleggia e la supera di scatto. Con il tempo, come nelle altre dita, allo scatto può seguire la difficoltà a estendere il pollice, che resta piegato finché non viene esteso con l’altra mano.
Il disturbo è spesso più evidente al risveglio o dopo un periodo di inattività. Il meccanismo è lo stesso in tutte le dita: la descrizione generale, con i quattro gradi di gravità, si trova nella pagina su sintomi e diagnosi del dito a scatto. Qui si descrive ciò che cambia quando il tendine interessato è quello del pollice, e perché questa differenza conta per la gravità del disturbo e per la scelta del trattamento.
Il meccanismo è lo stesso delle altre dita, ma nel pollice i rapporti anatomici non sono identici: il tendine coinvolto è il flessore lungo del pollice e il disturbo si avverte alla base del pollice, sul versante palmare, invece che nel palmo alla base del dito.

Il pollice a scatto compare più spesso in chi ha altre condizioni? Il diabete e alcune malattie infiammatorie sono condizioni da considerare, e le attività con prese ripetute o prolungate possono influenzare i sintomi. Un’associazione con il lavoro, da sola, non dimostra che quel lavoro abbia causato la patologia.
Un pollice che si blocca pesa più di un altro dito perché la presa di pinza, la presa a chiave e l’opposizione passano tutte dal pollice: abbottonare una camicia, girare una chiave o aprire un barattolo diventano gesti difficili. La limitazione non dipende soltanto dal dolore. Un pollice che scatta a ogni presa, o che resta piegato dopo uno sforzo, rende incerti proprio i gesti fini che la mano compie molte volte al giorno. Per questo, durante la visita, conta descrivere quali gesti sono diventati difficili.
Il pollice a scatto si riconosce con l’esame clinico: alla base del pollice, sul versante palmare, si palpa un nodulo dolente che si sposta con il tendine, e il pollice scatta o resta bloccato in flessione quando si tenta di estenderlo.
Come per le altre dita, la gravità si descrive con la classificazione di Green: dal solo dolore alla base del pollice, al pollice che scatta ma si estende da solo, al blocco che richiede l’altra mano per estenderlo, fino al pollice che resta piegato. Il grado orienta la scelta tra osservazione, trattamenti non chirurgici e intervento.
La diagnosi è principalmente clinica. L’ecografia è particolarmente rilevante nella mia pratica clinica: permette di valutare l’ispessimento della puleggia A1, le alterazioni del tendine flessore e, con l’esame dinamico, lo scorrimento del tendine mentre il pollice si muove. È particolarmente utile quando il quadro è dubbio o quando manca il tipico scatto. Se utile, l’ecografia viene eseguita durante la valutazione.
Il dolore alla base del pollice non basta per parlare di pollice a scatto: nella stessa regione si manifestano anche la rizoartrosi e la tenosinovite di De Quervain, e ciò che distingue il pollice a scatto è il blocco o lo scatto durante il movimento.
Nel pollice a scatto il segno principale è meccanico: il pollice si arresta in flessione e riparte di scatto, con un nodulo dolente sul versante palmare. Nella rizoartrosi del pollice il dolore compare nelle prese di pinza e di torsione, all’articolazione fra trapezio e primo metacarpo, cioè l’articolazione trapezio-metacarpale. Nella tenosinovite di De Quervain il dolore si localizza sul versante radiale del polso.
Un pollice a scatto può comparire nei mesi successivi a un intervento per la sindrome del tunnel carpale, e in questa situazione il pollice è tra le dita più spesso interessate, secondo due revisioni sistematiche della letteratura.
Si tratta delle revisioni di Lin e colleghi (2018) e di Lo e colleghi (2023). Il meccanismo non è ancora chiarito, e la meta-analisi di Lo e colleghi segnala che i dati sui risultati restano disomogenei. Il sintomo va riferito al chirurgo durante i controlli dopo l’intervento, perché un pollice che scatta richiede una valutazione propria, distinta da quella della ferita e del nervo mediano.
Il pollice a scatto e la rizoartrosi possono coesistere nello stesso pollice e riguardano due strutture diverse: il primo interessa il tendine flessore alla base del dito, la seconda l’articolazione fra il trapezio e il primo metacarpo. Ciascuna delle due condizioni viene valutata per sé durante la visita, perché i trattamenti non coincidono.
L’intervento per il pollice a scatto ha lo stesso obiettivo che nelle altre dita: liberare la puleggia A1 senza tagliare il tendine flessore. Nel pollice, però, i rapporti anatomici non sono identici a quelli delle altre dita, e se ne tiene conto nella scelta della tecnica.
L’intervento diventa appropriato quando i sintomi persistono nonostante un trattamento conservativo adeguato, quando ritornano dopo le infiltrazioni o nei casi gravi, con pollice bloccato (gradi III e IV) o limitazione importante della mano.
Eseguo sia l’intervento tradizionale a cielo aperto sia la liberazione percutanea ecoguidata. La scelta della tecnica si definisce durante la visita, dopo l’esame della mano e dei trattamenti già eseguiti. Le visite si svolgono all’AMI, in Via G. Fiorelli 12; opero in regime pubblico al Policlinico Federico II e in regime privato alla Clinica Ruesch. La descrizione completa dell’intervento per il dito a scatto, con i tempi indicativi di ripresa delle attività, è nella pagina dedicata.
Il percorso del pollice a scatto segue le stesse tappe delle altre dita, dai trattamenti non chirurgici alla liberazione della puleggia A1, un intervento di chirurgia della mano, ma l’anatomia del pollice e la funzione richiesta contano nella scelta del trattamento. Ogni tappa ha un tempo di prova concordato e criteri chiari per decidere se passare alla successiva.
Prima dell’intervento, nei casi lievi selezionati, si valutano l’osservazione, la modifica delle attività che provocano il blocco e un tutore; l’infiltrazione di corticosteroide è un trattamento non chirurgico consolidato e spesso la prima scelta dopo la diagnosi.
Il tutore deve corrispondere al dito interessato. L’infiltrazione, quando indicata, può essere eseguita sotto guida ecografica; in presenza di diabete va considerato il possibile effetto del corticosteroide sulla glicemia. Indicazioni, durata dell’effetto e numero di infiltrazioni sono descritti nella pagina sull’infiltrazione nel dito a scatto.
Eseguo personalmente la liberazione percutanea ecoguidata del dito a scatto, disponibile in regime privato e non nell’attività pubblica al Policlinico Federico II: la puleggia A1 viene liberata sotto visualizzazione ecografica in tempo reale, e l’ecografia aiuta a identificare le strutture anatomiche di interesse e a guidare la procedura. Nel pollice la scelta fra via ecoguidata e intervento aperto richiede una valutazione più approfondita durante la visita. Indicazioni, svolgimento e limiti della tecnica sono descritti nella pagina sulla liberazione percutanea ecoguidata.
La revisione Cochrane di Fiorini e colleghi (2018), che riguarda il dito a scatto dell’adulto, segnala che non esiste consenso sul migliore approccio chirurgico fra aperto, percutaneo ed endoscopico. Nessuna tecnica, quindi, può essere presentata come la migliore per ogni pollice: la scelta si fa sulla mano del singolo paziente.
Nelle forme lievi il pollice a scatto può migliorare senza trattamento, ma non è possibile prevedere per la singola mano quanto durerà il disturbo. Se il pollice resta bloccato o la funzione peggiora, il piano va rivisto.
Il primo passo è una valutazione con esame clinico e, se utile, ecografia, che definisce la gravità e il trattamento più adatto, dal tutore all’infiltrazione fino alla liberazione della puleggia.
Sì, il blocco è spesso più evidente al risveglio o dopo un periodo di inattività. È utile riferire alla visita in quali momenti della giornata compare.
La liberazione ecoguidata è possibile, ma nel pollice la scelta fra via ecoguidata e intervento aperto richiede una valutazione più approfondita durante la visita. La tecnica è disponibile in regime privato.
La decisione dipende dal blocco, dal movimento che resta possibile e da quanto il pollice limita le attività, non soltanto dal dolore. Un pollice che scatta senza disturbare le attività non pone la stessa domanda di un pollice che resta piegato.
Per definire diagnosi e trattamento del pollice a scatto è possibile prenotare una visita con il Prof. Smeraglia all’AMI, Via G. Fiorelli 12, Napoli. Per gli altri percorsi clinici è disponibile la pagina sulle patologie della mano e del polso.