La sindrome del tunnel cubitale è la compressione del nervo ulnare al gomito, nel canale che il nervo attraversa dietro l’epicondilo mediale, ed è la neuropatia da intrappolamento più frequente dopo la sindrome del tunnel carpale. Il disturbo interessa il mignolo e la metà dell’anulare e, nelle forme avanzate, porta a una perdita di forza e di destrezza della mano. Il dato principale per decidere è che il risultato dell’intervento dipende dalla gravità della compressione: più è grave, meno favorevoli sono i risultati riportati. Per decidere se e quando operare, questa pagina spiega come si valuta la gravità della compressione, che cosa si prova prima e come si sceglie l’intervento nella chirurgia della mano.
Sono il Prof. Francesco Smeraglia, Professore Associato di Ortopedia e Traumatologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II, con European Diploma in Hand Surgery (FESSH/EBHS), e sono primo autore della revisione sistematica sulla liberazione endoscopica del tunnel cubitale pubblicata sul British Medical Bulletin nel 2015. Visito privatamente all’AMI, Via G. Fiorelli 12, Napoli. Per una valutazione puoi prenotare una visita.
La sindrome del tunnel cubitale è una compressione, o un’irritazione, del nervo ulnare nel tunnel cubitale, il passaggio osteo-fibroso che il nervo attraversa sul lato interno del gomito. La stessa condizione si trova descritta come canale cubitale, tunnel ulnare o neuropatia ulnare al gomito, ed è spesso chiamata “infiammazione del nervo ulnare”, anche se il meccanismo è una sofferenza da compressione. Secondo la British Society for Surgery of the Hand, in molti casi non si riconosce una causa precisa; tra le cause note ci sono l’artrosi del gomito e gli esiti di un vecchio trauma. La revisione Cochrane del 2025 la indica come la seconda neuropatia da intrappolamento per frequenza, dopo la sindrome del tunnel carpale.
Al gomito il nervo ulnare passa in una doccia ossea dietro l’epicondilo mediale, la doccia epitrocleo-olecranica, coperta da una banda fibrosa: è il punto in cui il nervo è più superficiale ed esposto alla pressione. È il punto del gomito che, se urtato, dà una scossa fino al mignolo. Nella zona dell’incisione decorrono i rami del nervo cutaneo mediale dell’avambraccio; per questo motivo la loro protezione è uno degli argomenti nella scelta della tecnica, come si vedrà a proposito delle complicanze.

Anulare e mignolo si addormentano perché il nervo ulnare porta la sensibilità al mignolo e alla metà dell’anulare rivolta verso il mignolo: quando il nervo soffre al gomito, il disturbo compare in questo territorio. La British Society for Surgery of the Hand descrive le situazioni che lo provocano più spesso: appoggiarsi a lungo sul gomito, tenerlo piegato per molto tempo, per esempio al telefono, e dormire con il gomito flesso. Pollice, indice e medio appartengono invece al nervo mediano. Il punto clinico non è quale dito si addormenta, ma da quanto tempo il disturbo è diventato continuo e se la mano ha perso forza.

La compressione del nervo ulnare evolve in genere in tre fasi: un formicolio intermittente, poi un intorpidimento costante, infine una perdita di forza con riduzione visibile dei piccoli muscoli della mano. Nella forma lieve il formicolio va e viene e la mano conserva le sue funzioni. Nella forma moderata l’intorpidimento è costante e i gesti di precisione, come abbottonare, girare una chiave o scrivere, si fanno meno sicuri. Nella forma grave la pinza fine tra pollice e indice si indebolisce. Secondo la British Society for Surgery of the Hand, il segno visibile di questa fase è la riduzione del volume muscolare sul dorso della mano, nel primo spazio tra pollice e indice.
La gravità della compressione si misura con l’esame clinico della sensibilità e della forza della mano e, quando serve, con l’elettroneurografia, che valuta la conduzione del nervo ulnare attraverso il gomito. Tra gli accertamenti possibili, la British Society for Surgery of the Hand indica la radiografia del gomito e gli studi di conduzione nervosa. Altri esami, come elettromiografia, ecografia o risonanza, rispondono a una domanda precisa, dove e quanto il nervo è compresso, ma non sostituiscono la visita.
Prima dell’intervento, nelle forme lievi con formicolio intermittente e forza conservata, si evitano le posizioni che comprimono o stirano il nervo: appoggiarsi sul gomito e tenerlo a lungo piegato, anche durante il sonno. Secondo la British Society for Surgery of the Hand, un asciugamano avvolto intorno al gomito o un tutore notturno limitano la flessione, e queste misure possono bastare nei casi iniziali. La revisione Cochrane del 2025 indica che, nelle forme lievi, informare il paziente sui movimenti e sulle posizioni da evitare può ridurre il fastidio soggettivo, sulla base di un piccolo studio randomizzato. L’effetto dell’infiltrazione di cortisone resta incerto, con una certezza molto bassa. Il trattamento conservativo ha senso finché il disturbo resta intermittente e la forza è conservata.
Si può attendere finché il formicolio resta intermittente e la forza della mano è conservata; quando l’intorpidimento diventa costante o compare debolezza, è il momento di discutere l’intervento, perché più la compressione è grave, meno favorevoli sono i risultati riportati. Dopo la liberazione endoscopica del tunnel cubitale, più la compressione del nervo ulnare è grave, meno favorevoli sono i risultati riportati: è tra i punti di accordo indicati dalla revisione sistematica di 21 studi che abbiamo pubblicato sul British Medical Bulletin nel 2015. Per tutte le tecniche, la British Society for Surgery of the Hand indica che il risultato dipende dalla gravità della compressione: più il caso è grave, meno prevedibile è il recupero a lungo termine. Si tratta di un’associazione osservata e non quantificata: non indica una soglia in mesi e non permette di prevedere il risultato del singolo paziente. Di conseguenza, l’intervento si discute quando l’intorpidimento è diventato costante, quando compaiono debolezza o riduzione dei muscoli della mano, oppure quando le misure conservative non hanno controllato una forma intermittente. Per decidere se e quando operare, conta la fase in cui si trova il nervo, non la durata dei sintomi da sola.
La forza della mano non sempre ritorna perché il nervo ulnare comanda i piccoli muscoli della mano, e quando la compressione è grave il recupero della loro forza è spesso lento e incompleto. Secondo la British Society for Surgery of the Hand, l’obiettivo principale dell’intervento è prevenire la progressione della debolezza e della riduzione dei muscoli, cioè conservare la funzione che la mano ha ancora. L’intorpidimento, invece, migliora frequentemente, anche se in modo graduale.
Il nervo ulnare si libera aprendo il tetto del tunnel cubitale, con una decompressione semplice a cielo aperto o endoscopica; in alcuni casi il nervo viene anche spostato davanti all’epicondilo (trasposizione anteriore) oppure si asporta una parte dell’epicondilo mediale (epicondilectomia mediale). Sono state proposte diverse tecniche chirurgiche, ma nessuna ha dimostrato di essere superiore alle altre. La revisione Cochrane del 2025 (15 studi randomizzati, 970 partecipanti) ha confrontato due coppie di interventi. Tra decompressione semplice e trasposizione anteriore la differenza in funzione e complicanze è minima o assente, anche nei danni gravi del nervo (certezza da bassa a moderata). Lo stesso vale tra decompressione endoscopica e a cielo aperto (certezza moderata, 2 studi, 99 partecipanti).
Nella revisione sistematica che abbiamo pubblicato sul British Medical Bulletin nel 2015 abbiamo analizzato 21 studi sulla liberazione endoscopica del tunnel cubitale. Secondo la stessa revisione, la dissezione limitata della via endoscopica rende meno frequenti le lesioni del ramo mediale del nervo cutaneo antibrachiale. Una ripresa del lavoro più rapida e l’aspetto estetico della cicatrice sono indicati dalla revisione del 2015 come possibili vantaggi della tecnica endoscopica. Nei confronti randomizzati raccolti dalla revisione Cochrane del 2025 la differenza clinica tra le due vie non è emersa. Le famiglie di intervento sono descritte tra gli interventi alla mano e al polso. La scelta della tecnica si discute con il chirurgo che esegue l’intervento, sulla base della fase della compressione e della stabilità del nervo.
Il nervo ulnare che si sposta può pesare sulla scelta dell’intervento, ma la questione non è risolta. Nel 2015 la revisione sistematica indicava come punto di controversia se un nervo ulnare instabile renda inadeguata la decompressione semplice. Si dice instabile un nervo ulnare che esce dalla sua doccia quando si piega il gomito. Per il paziente, la stabilità del nervo fa parte della decisione e viene valutata dal chirurgo.
Nella revisione sistematica del 2015, la complicanza descritta più spesso dopo la liberazione endoscopica è l’ematoma. Le complicanze generali sono trattate tra le complicanze in chirurgia della mano.
Un formicolio ad anulare e mignolo non viene sempre dal gomito. Nel canale di Guyon è lo stesso nervo a essere compresso, ma più in basso, al polso. Per questo motivo il formicolio ad anulare e mignolo si interpreta alla visita, che localizza la compressione.
Il formicolio notturno non dipende sempre dal nervo ulnare. La sindrome del tunnel carpale è più frequente della sindrome del tunnel cubitale, secondo la revisione Cochrane del 2025, e le dita coinvolte aiutano a distinguere le due compressioni. Anche la sindrome del tunnel carpale può dare formicolio di notte. I disturbi che compaiono al risveglio sono trattati nella pagina sulle mani intorpidite al risveglio.
Che cosa sappiamo con ragionevole certezza. La gravità della compressione è associata al risultato: lo indica la British Society for Surgery of the Hand per tutte le tecniche, e la nostra revisione del 2015 per la liberazione endoscopica. L’obiettivo principale dell’intervento è prevenire la progressione della debolezza.
Che cosa è ancora oggetto di dibattito. Nel 2015 la revisione sistematica indicava come controverso se un nervo ulnare instabile renda inadeguata la decompressione semplice.
Che cosa sta emergendo. I confronti randomizzati non mostrano una differenza clinica tra decompressione endoscopica e a cielo aperto, secondo la revisione Cochrane del 2025, con una certezza moderata, su 2 studi e 99 partecipanti.
Che cosa non sappiamo ancora. Nel 2015 la curva di apprendimento della tecnica endoscopica non era stata valutata. Le fonti di questa pagina sono elencate tra le pubblicazioni su cui si basano queste pagine.
Già nel 2015 la revisione indicava la necessità di studi randomizzati con un punteggio comune e validato e un follow-up più lungo. Questi elementi appartengono alla visita: vanno conosciuti prima di decidere, non dopo.
La visita privata si svolge all’AMI, in Via G. Fiorelli 12, a Napoli. Porta alla visita gli esami già eseguiti e annota da quanto tempo il disturbo non scompare più.
Le altre condizioni descritte in questo sito sono raccolte nella pagina sulle patologie della mano e del polso.
Nelle forme iniziali, secondo la British Society for Surgery of the Hand, evitare le posizioni che comprimono o stirano il nervo può bastare; quando l’intorpidimento diventa costante o compare debolezza, si discute l’intervento.
No: il tunnel cubitale è al gomito, il canale di Guyon al polso; in entrambi può essere compresso lo stesso nervo, il nervo ulnare.
Si parte dall’esame clinico della sensibilità e della forza; tra gli esami possibili ci sono la radiografia del gomito e lo studio della conduzione del nervo, l’elettroneurografia.
Sì: tenere il gomito piegato a lungo, anche nel sonno, può accentuare i disturbi; un asciugamano avvolto intorno al gomito o un tutore notturno ne limitano la flessione.
No: l’intorpidimento spesso migliora, ma lentamente, e il recupero della forza è spesso lento e incompleto, soprattutto nelle forme gravi.
Se ne occupano il chirurgo della mano, la cui disciplina comprende i nervi periferici dell’arto superiore, e altri specialisti dei nervi periferici; molti disturbi si trattano anche senza intervento.